Lisa Gerrard. The Silver Tree

Fa una certa impressione (almeno per il sottoscritto) acquistare il nuovo lavoro di Lisa Gerrard e constatare di persona il cambio di etichetta. Non più la 4AD ma la francese Naive. Lei che più di ogni altro dapprima con Brendan Perry nei Dead Can Dance, poi con una lanciatissima carriera solista nel corso di più di venti anni aveva contribuito a definire il suono e l’estetica della label londinese. Un fondo di amarezza iniziale. Ma ogni cosa ha un inizio e una fine. In fondo è anche giusto che sia così

The Silver Tree è il suo nuovo lavoro. Questa volta Lisa si mette in proprio. Non più collaborazioni con altri artisti. Dobbiamo risalire parecchio a ritroso, addirittura al suo esordio, il fantastico The Mirror Pool del 1995, per trovare infatti un lavoro siglato esclusivamente dalla cantante e musicista australiana. Da allora firmerà alcuni dischi in compagnia di Pieter Bourke (l’immenso Duality, la colonna sonora di The Insider), uno in tandem con Patrick Cassidy (Immortal Memory, del 2004), per divenire famosa, quasi al livello di una pop star, con alcuni celebri pezzi inseriti in film di cassetta (tra tutti Il Gladiatore). Con il cinema conoscerà fama e riconoscimenti di vario genere.

Il cinema e Lisa Gerrard. Un rapporto fecondo e proficuo. Che parte da molto lontano. Addirittura dalla fine degli anni ottanta. Con i Dead Can Dance all’apice della loro potenza creativa. Reciterà e comporrà le musiche per l’oscuro e sconosciuto dalle nostre parti El nino de la luna del regista Augustin Villaronga.

Una costante ricerca di suoni. Antichi e tradizionali. Estranei alla cultura del mondo pop occidentale. Voci bulgare, musica araba, ritmi tribali e primitivi, africani, latini, il barocco e il rinascimento, la primavera della musica classica. Un’attitudine e un’ispirazione eterea e al tempo stesso estremamente cupa. Del resto i Dead Can Dance partono come formazione dark e post-punk. Per sconfinare ben presto in territori inediti, sconosciuti. La musica dell’anima. Lisa è un angelo caduto sulla terra. Un linguaggio apparentemente incomprensibile (caratteristica che la accomunerà agli esordi all’altra musa di casa 4AD, la cantante dei Cocteau Twins Elisabeth Frazer). Madrigali, ballate. Sentieri inesplorati. Un viaggio alla (ri)scoperta di sonorità dimenticate.

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The Silver Tree, dunque. Originariamente concepito l’anno scorso per essere utilizzato da itunes, viene finalmente stampato ed è disponibile nei negozi di dischi da un mese inoltrato. Ho aspettato un po’ per acquistare la copia. Questo solo perchà© ho voluto prendere l’edizione limitata che contiene anche un dvd separato con passaggi del documentario Sanctuary (sempre del 2006) dedicato alla sua vita e alla sua carriera. Lisa è il caso subito di evidenziare questo aspetto fa poche concessioni e compromessi. Va dritta per il suo percorso. Non si fa ammaliare dalle sirene e dai fasti della notorietà . Il risultato è un album nel suo complesso ostico, ricercato. Con momenti bui e spettrali. Non mancano certo pezzi ammiccanti. Si prenda ad esempio la struggente Spaceweaver, vagamente trip-hop (con queste sonorità del resto Lisa aveva già offerto un’interpretazione straordinaria con Meltdown, brano inserito nel film The Insider) e in odore di world music. E se Come Tenderness e The Sea Whisperer ci mostrano il volto della Lisa più conosciuta, il resto del disco si muove su un crinale più tenebroso. Molti gli strumentali: Shadow Hunter, Mirror Medusa e Sword of The Samurai. A descrivere atmosfere sinistre, dai contorni indefiniti e impalpabili. Su tutte spicca, perà², Towards The Water. Una delle cose migliori di Lisa da molto tempo a questa parte. Un sottofondo sonoro lento e opprimente. I suoni che si dilatano. Lentamente. Inesorabilmente. Per poi prendere un ritmo e un’accellerazione imprevisti. Ancora l’elettronica di supporto. E gli arrangiamenti e le orchestrazioni curate da Patrick Cassidy. La voce di Lisa, poi. più tagliente che mai. Quasi paurosa.

Un lavoro curatissimo e scrupoloso. Una produzione perfetta. Materiale di alta qualità . Forse non la sua cosa migliore. Ma il rischio di vederla precipitare e di restare vittima del suo personaggio è stato scongiurato. Ampiamente.

 

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